In questa sezione sono raccolte le biografie delle figure più influenti nella società scanese passata, testimonianza della profonda attività culturale degli scanesi del tempo.
Vissuto nella prima metà del XVII secolo (Scano di Montiferro 1578 - Cagliari 1638), Salvatore Pala entrò ai suoi diciotto anni nella Compagnia di Gesù. Fu professore di teologia e matematica nella Regia Università di Cagliari e qualificatore del Santo Uffizio. Il 20 aprile 1628 rinvenne le reliquie di Sant'Imbenia nella chiesetta rurale di San Lussorio a Cuglieri. Lasciò manoscritto un "Tratado de algunas sciencias matematicas", diviso in quattro parti, composto in castigliano per i suoi alunni. Siotto Pintor nella "Storia Letteraria della Sardegna" attribuisce al Pala anche un trattato d'astronomia, una dichiarazione sopra i libri della "Meteora" d'Aristotele e il trattato "De Arte Mitendi sive Geometria practica".
Foto università di Cagliari.
Il manoscritto: "Tratado de algunas sciencias matematicas"
Antonio Maria Contini nacque a Scano il 6 novembre 1837. Compì i primi studi a Oristano, poi a Sassari, dove il 27 luglio 1860 conseguì la laurea in teologia presso la Regia Università. È stato parroco a Scano, per poi divenire canonico della cattedrale di Bosa. Eletto vescovo d'Ogliastra nel concistoro del 26 settembre 1882, venne poi consacrato a Bosa il 17 dicembre dello stesso anno. Rimase in Ogliastra fino al 1894, e dall'11 ottobre 1894 ricoprì il ruolo di vescovo di Tempio (fino al 1905). Ritiratosi a vita privata nel paese natio, qui morì il 18 agosto 1914. In vita, egli aveva lasciato diverse somme, tra cui 20.000 lire per uno studente scanese, oltre che altre 10.000 lire per pavimentare la chiesa Parrocchiale in marmo, così come effettivamente sarà fatto, assieme al pulpito e al fonte battesimale.
Antonio Giuseppe Piludu nacque a Scano il 29 dicembre del 1871 nel rione di Turre, da Francesco e Antoniangela Sanna. Nel componimento poetico autobiografico intitolato "Sa Vida", tuttavia, l'autore fissa a data della sua nascita al 28 di dicembre: "Su vintotto 'e Nadale so 'ennìdu \ a custu mundu fragile e romasu". Fin da ragazzo ha praticato l'attività della pastorizia e non ha potuto frequentare la scuola, ma la passione per la poetica sarda si traduce in risultati altamente lirici. Fu un poeta dotato di una profonda sensibilità, ma al contempo dotato di un'ironia tagliente, mutuata forse dal suo maestro ed amico Antonangelo Lasiu. Antoni Piludu si misurerà con i più grandi poeti improvvisatori del suo tempo, tra i quali ricordiamo Giuanninu Fadda (1892-1981), Barore Testone (1865-1945), Pitanu Morete (1868-1902) e Remundu Piras (1905-1978). Sposato con Maria Grazia Irde, musa del suo "Càntigu de amore", Ti Palera - così chiamato - chiuderà gli occhi il 10 novembre del 1955, all'età di 83 anni. A lui è intitolato un concorso di poesia in lingua sarda.
Si dice che il canonico scanese Diego Vassallu, nostro parroco dal 1919 al 1965, "avesse il cuore più grande di lui", cosa che affermano i compaesani che lo hanno conosciuto ed amato, e che lo ricordano affettuosamente come "Nonnu Vassallu" o "Nonnu Mannu". A sue spese ha costruito il salone parrocchiale (l'odierno teatro a lui intitolato) ed ha fatto studiare diversi giovani. È sempre stato generoso, aprendo la sua casa a tutti i bisognosi e trasformandola spesso in mensa per i poveri. Durante il suo vicariato, ricorsero le solenni celebrazioni del 300° anniversario del prodigioso rinvenimento delle reliquie dei Santi Martiri Errio e Silvano (1628-1928), del bicentenario della Regina di Tutti i Santi (1732-1932) e dell'incoronazione del simulacro della stessa Madonna (1956). Ritornò alla casa del Padre nel 1965, facendo subentrare in parrocchia il suo viceparroco Pietrino Mameli (Sedilo, 1929-1996). Le sue buoni doti da predicatore e la sua simpatia non saranno mai dimenticate dagli scanesi, che dedicheranno a lui una piazza ed un teatro, oltre che alle innumerevoli storie, fiori di chiacchierate e racconti alle nuove generazioni.
Avrete già sentito nominare in questa raccolta il nome di Isidoro Delogu. Egli fu un pittore ed uno scultore scanese che visse a cavallo tra il 1800 ed il 1900. Nacque a Scano nel 1885, nel rione de S'Iscala 'e sa Corte, da Luigi, muratore e da Tommasa Cadeddu. Frequentò a Roma l'Accademia di Belle Arti e approfondì gli studi a Cagliari, lavorando con un artista dell'epoca (il Maestro Luigino Ligas). Sono tuttora visibili diverse opere (riguardanti un periodo compreso tra il 1913 ed il 1930) come dipinti e decorazioni nel seminario e nella Basilica di Cuglieri, nella Chiesa Parrocchiale di Collinas, Sanluri, Seneghe, Sindia, Tresnuraghes, nella Cattedrale di Bosa, nello Stabilimento San Michele di Sanluri, nel Collegio Salesiano di Santu Lussurgiu; in numerose abitazioni signorili tra cui i palazzi di Dottor Panzali, del Signor Bella e la palazzina Fiocca a Bosa; due statue lignee a Scano (San Giovanni e la Madonna de "S'Incontru") ed una a Sennariolo (la Madonna Dormente). A Scano numerosi ritratti sono presenti presso diverse famiglie; in alcune abitazioni si possono vedere decorazioni murali (soprattutto nelle volte a vela); nella Parrocchiale si può ammirare solamente un dipinto murale, essendo state eliminate pressoché completamente le numerose e ricche decorazioni in operazioni di "restauro". Dipinti ed ornamenti sono visibili attualmente anche nell'Oratorio di San Nicolò. Inoltre, nell'agro di Scano, Isidoro si è occupato della creazione di diverse bandiere raffiguranti i Santi, di proprietà delle Associazioni (tra cui San Francesco etc).
Il frate Paolo Falque (o Falqui, Falchi modernizzato) era figlio di Antonia Sanna (scanese) e di Pietro Piras Falque (presumibilmente flussiese). Fu battezzato il 12 dicembre 1684 col nome di Paolo Giovanni Piras Falque. Egli si ritirò all'età di 16 anni nel convento Francescano dei frati minori a Fonni. Dopo 28 anni vissuti nel convento, ove conobbe tante personalità della Chiesa dell'epoca, Hermano fa rientro a Scano, forse a causa dei conflitti che in quel periodo imperversavano nei conventi sardi. Infatti il 1700 fu un secolo di grandi cambiamenti politici per la nostra Isola, contesa tra spagnoli, austriaci e piemontesi. Questi sconvolgimenti influenzarono non poco la famiglia francescana minorita che si divise in due gruppi: l'uno che parteggiava per i cattolicissimi spagnoli e l'altro per i nuovi padroni. Hermano Paolo rientrò per questo a Scano intorno al 1728. Qui continuò, da buon francescano servo innamorato di Maria, a condurre una vita umile ed esemplare, tanto che l'appellativo di Hermano (fratello) per i suoi compaesani divenne il suo nome proprio. Moriva il 9 ottobre del 1765 all'età di 81 anni, quando il culto da lui voluto (della Vergine Regina di tutti i Santi) era ormai affermato da circa 40 anni. Fu sepolto nella cappella di Sant'Antioco della chiesa parrocchiale del paese. Nell'atto di morte, redatto dal vicario Salvatore Panzali, che era suo nipote, è ben evidenziato che Hermano Paolo è il "fundador de la devocion de la Virgen Reina de todos los Santos". Nel 1785, nel corso dei lavori per ingrandire la cappella di Sant'Antioco, fu riesumato il corpo e riposto nello stesso loculo. Il 14 luglio 1930 i resti furono ricomposti in una più degna sepoltura e due anni dopo, durante le solenni celebrazioni del bicentenario del ritrovamento del Simulacro, sulla sua tomba venne eretto un monumento marmoreo.
Fonti:
"Iscanu - Storia di una comunità sarda" di Giacomino Zirottu;
"La Santissima Vergine Regina di Tutti i Santi venerata a Scano Montiferro" di Giovanni (Nanni) Delogu;
"Poesia e oralità" di Mariangela Brisi;
"web.tiscali.it/isidorodelogu/";
Fonti orali.