Il territorio scanese, prevalentemente collinare, è caratterizzato da una flora tipicamente mediterranea, e da una fauna particolareggiata, per quanto in precedenza i monti di Scano ne fossero più ricchi. Ad ogni modo, è degna di nota la presenza di una specie tipicamente scanese: il bue sardo-modicano, a cui è addirittura dedicata una festività apposita sul finire dell'estate.
L'asfodelo - S'uscradeu
La pianta dell'asfodelo è una pianta perenne tuberosa, infestante e ingombrante per i pascoli. Le pecore sono solite mangiarne le foglie secche. Le radici, fatte seccare e polverizzate, sono utili per produrre la colla dei sellai e per i legatori dei libri. I fusti di questa pianta sono utilizzati per produrre le ceste e altri lavori artigianali.
Il bagolaro - Sa sulzaga
Il bagolaro è un albero di media grandezza, alto fino a 30 metri e con una grossa chioma. Le foglie sono ovali, ovato-lanceolate e acuminate. La fioritura inizia dopo il mese di marzo e i frutti sono maturi nei mesi di settembre e ottobre. In Sardegna è individuabile nelle zone costiere, nei luoghi montani e negli ambienti freschi con suoli profondi. Questo è un albero longevo, cresce abbastanza rapidamente durante i primi anni e talvolta viene impiegato nelle operazioni di rimboschimento di terreni stradali e giardini. Tuttavia, il veloce sviluppo delle radici ne sconsiglia l'impiego in spazi non abbastanza ampi. Si tratta di una pianta mellifera, il cui legno ha un colore bianco-grigiastro o giallastro, che viene utilizzato per la sua tenacità e flessibilità. Veniva utilizzato per produrre attrezzi per la fienagione e per l'aia, ed era ricercatissimo per la fabbricazione dei gioghi dei buoi.
Il corbezzolo - Su olidone
Il corbezzolo è un arbusto tipico della macchia mediterranea, che talvolta assume i connotati di una pianta arborea. Dai suoi frutti si può ricavare alcool, e contiene l'arbutina, che in medicina ha un'azione disinfettante. Ha una corteccia bruno-rossastra che si stacca a scaglie sottili. I rami sono rossastri, e le foglie sparse, di colore verde scuro, brillante nella pagina superiore e verde più chiaro in quella inferiore. Il suo frutto è una bacca rossa, carnosa, con numerose escrescenze rigide distribuite sulla superficie esterna. Vive nelle regioni con clima temperato o caldo-arido, anche se può spingersi in zone più fredde e umide. Si diffonde dal livello del mare sino a circa 700-1000 metri, e cresce nel sottobosco e nelle zone soleggiate ed aperte. I suoi semi, raccolti non più tardi di gennaio, devono essere interrati su terreno leggero, preferibilmente siliceo e ricco di humus. La crescita delle piantine è piuttosto lenta, ma regolare, la germinazione avviene dopo due anni. Il corbezzolo viene generalmente utilizzato come pianta ornamentale, altamente decorativa. Con la fermentazione i frutti forniscono una buona acquavite e, facendoli macerare per 20-30 giorni in soluzione alcoolica, si ottiene un delicato liquore.
Il castagno - Sa castanza
Il castagno è un albero vigoroso, alto fino a 30 metri, con un tronco eretto, molto ramificato e avente la corona espansa. La corteccia è liscia nei rami giovani, con lenticelle trasversali evidenti, bruno-rossastra. Da adulta è rugosa e screpolata, con andamento a spirale. Le foglie sono brevemente picciolate, hanno una lamina ablungo-lanceolata, serrata ai margini con nervature laterali evidenti, soprattutto nella pagina inferiore. Il frutto ha una forma di cupola di 5-8 cm di diametro, che si apre a maturità e contenente 1-4 acheni (castagne) grandi con involucro liscio e coriaceo, bruno-scuro o marron-chiaro. Il castagno inizia la fioritura a seconda dell'altitudine a maggio o a giugno e fruttifica a ottobre. Il castagno è una specie eliofila o termofila, e preferisce generalmente luoghi umidi, mal drenati e i suoli calcarei. Resiste bene alla siccità prolungata e al gelo. Il suo legno viene utilizzato per infissi, mobili, pali telegrafici, mentre la corteccia viene utilizzata per la conciatura delle pelli.
Il finocchio - Su frenugu
Il finocchio è una pianta infestante di campi e pascoli, con proprietà toniche, narcotiche, sedative, espettoranti e diuretiche. Viene utilizzato anche nella produzione di liquori.
L'edera - S'edera
L'edera è una pianta perenne rampicante dei boschi, della macchia, delle siepi e dei muri. Viene utilizzata anche in ambito medico.
La frinciatella - Su pabanzolu
La frinciatella è una pianta perenne dei pascoli, le cui foglie vengono raccolte per l'insalata, e i cui fiori sono pure eduli.
L'agrifoglio - Su olostriu
L'agrifoglio è un albero di 10-12 metri, con la chioma densa e conico-piramidale. Il fusto può superare i 40 cm di diametro e ha una corteccia liscia o screpolata e grigiastra. Le foglie sono sparse, persistenti, coriacee, verde brillante, ovali ondulate e con margine spinescente e spine quadrangolari, o quasi piane con un margine liscio. Fiorisce a maggio-giugno e fruttifica in agosto-settembre. I frutti maturi persistono sino in inverno sui rami. In Sardegna è esclusivamente distribuito nelle zone montane e preferisce terreni profondi, freschi e ricchi di humus, ed un clima di tipo oceanico con abbondante umidità e piovosità. Non cresce al di sopra di 1500 metri, rifuggendo le temperature invernali troppo rigide e continuate. L'agrifoglio è una specie longeva di crescita molto lenta. Il legno è bianco, duro, compatto, omogeneo, facilmente levigabile ed elastico. Sin dall'antichità era usato come materiale per utensili rurali, per lavori di ebanisteria, incisione. Le foglie dell'agrifoglio venivano utilizzate come diuretico, febbrifugo e sedativo dei dolori colici. Le sue bacche sono violenti purgativi.
L'alloro - Su lavru
L'alloro è un albero alto fino a 10 metri ma molto più spesso lo si ritrova come arbusto sempreverde. Ha una chioma allungata e densa. La corteccia liscia è grigia o nerastra e ha la proprietà di colorare la lana di giallo. Le foglie sono ellittiche, lanceolate, coriacee, ondulate al margine con ghiandole aromatiche, verde-scuro nella pagina superiore e verde-chiaro in quella inferiore. Fiorisce in marzo-maggio e fruttifica in ottobre-novembre. In Sardegna è diffuso soprattutto nel settore settentrionale, nel territorio di Macomer, su terreni calcarei o trachitici e basaltici. Nel nostro territorio è diffuso in modo particolare nei punti più freschi e umidi, come ad esempio nelle vicinanze dei corsi d'acqua. Il legno è duro, elastico e viene utilizzato in lavori di erboristeria e di intaglio per la costruzione di piccoli oggetti. Le foglie molto aromatiche vengono utilizzate per condimento e da esse si ricava un infuso considerato antimalarico, antireumatico, diuretico e carminativo.
L'olivastro - S'ozzastru
L'olivastro è un arbusto o albero di media altezza a chioma espansa, con numerosi rami subspinescenti. La corteccia è più o meno liscia, e le foglie sono brevemente picciolate, lanceolate, a margine liscio con la pagina superiore glabra, mentre quella inferiore presenta piccole scaglie a forma di scudo, e sono argentee. I fiori sono peduncolati e numerosi. Hanno un calice piccolo con 4 denti ovali, la corolla bianca con 4 petali di 2-4 millimetri, leggermente più lunghi che larghi, e hanno 2 stami. Il frutto è ovoideo, ellissoidale, con mesocarpo molle più o meno consistente, che a maturità diventa verde scuro, rossastro, violaceo o bluastro. L'endocarpo è duro e legnoso con uno o, più raramente, due semi. L'olivastro fiorisce a marzo-aprile e matura i frutti nel periodo invernale. Questa pianta è originaria del Medio Oriente e in Sardegna è comune soprattutto nelle zone litoranee, anche se è possibile reperirlo anche a 400-500 metri e, in condizioni favorevoli, anche a 600-800 metri. L'olivastro è una pianta molto longeva ad accrescimento lento, che può raggiungere dimensioni considerevoli. Si propaga per seme e presenta una eccezionale facoltà pollinifera, che è sfruttata per piantine porta innesti di varietà coltivate. È resistente agli incendi, e se muore il fusto principale, dal ceppo fuoriescono numerosi polloni. Il suo legno è molto compatto, duro, tenace, omogeneo e durevole e viene utilizzato per la travatura dei muri o come travi dei soffitti, mentre come legno da ardere è uno dei migliori combustibili. Le foglie in infuso hanno virtù febbrifughe, la sua corteccia ha proprietà tintorie e colora in giallo la seta e la lana. L'olio che si ottiene dai frutti, oltre agli usi alimentari, possiede importanti virtù medicamentose.
Il leccio - S'elighe
Il leccio è una pianta arborea che può raggiungere un'altezza di 25-30 metri, avente un tronco da circa 2 metri di diametro. La sua corteccia è liscia e grigia negli esemplari giovani, scura negli esemplari adulti e nei tronchi vecchi. Le sue foglie persistenti e di forma molto variabile, hanno la pagina superiore verde-scuro, mentre quella inferiore è verde più chiaro, glabra o un po' ricoperta da peluria. Si tratta di una pianta robusta, longeva e sempreverde. Può presentarsi anche come piccolo albero o come arbusto. Fiorisce in aprile-maggio e fruttifica in ottobre dello stesso anno della fioritura. Il leccio è una specie tipicamente mediterranea, diffusa soprattutto sul bacino occidentale e più rara su quella orientale. Nel nostro territorio è principalmente presente in "Su Monte 'e s'Elighe". Vive indifferentemente su suoli rocciosi o sabbiosi. Nei terreni profondi la radice del leccio cresce rigogliosa, mentre in quelli superficiali e degradati, cresce in maniera più rada e come arbusto. Sopporta molto bene il clima arido-caldo e i climi non eccessivamente freddi. Il legno del leccio è di colore rossiccio-bruno, pesante, duro, compatto, di lunga durata, facilmente imbarcabile e difficile da lavorare, e viene utilizzato per attrezzi agricoli, mozzi di ruote, manici di aratro, pezzi di imbarcazioni e mobili rustici. Le ghiande erano utilizzate soprattutto per l'alimentazione del bestiame, ma anche dall'uomo sia crude che cotte o arrostite come surrogato del caffè.
La roverella - Su chelcu
La roverella è un albero alto fino a 15-20 metri. I rami giovani sono pubescenti con pelosità persistente. Le foglie alterne sono lunghe 5-15 centimetri e larghe 3-8 centimetri, lobate con lobi più o meno acuti o ottusi e pelose nella pagina inferiore. Il suo frutto, la ghianda, è ovoideo, oblungo, più o meno coperto dalla cupola nella parte inferiore. La galla (una malformazione caratterizzata da escrescenze), è chiamata "laddara" ed è provocata da alcuni insetti delle querce; viene impiegata in tintoria nella preparazione di inchiostri neri. La fioritura inizia ad aprile-maggio e le ghiande maturano ad ottobre-novembre. Le foglie secche spesso persistono nei nuovi germogli o nelle piante giovani fino a dicembre-gennaio e talora fino a marzo-aprile. Cresce dai 500-600 metri sino ai 1200-1400 metri. Nel nostro territorio è presente in prevalenza in "Su Monte 'e su Chelcu". La riproduzione della roverella avviene in genere per semina diretta. Il legno è moderatamente pesante, duro, tenace e molto duraturo sia in ambiente aereo, sia nell'acqua. Per queste caratteristiche, soprattutto nel passato è stato l'albero da legname per eccellenza e utilizzato in tutti i campi dell'attività umana. Nelle case sarde era utilizzato per travature, solai, scale, architravi delle porte, balaustre e terrazzi. Il suo legno è inoltre un eccellente combustibile, ed è ampiamente venduto come legna da ardere.
Felce maschio - Su filighe mascru
La felce maschio è una pianta che cresce tipicamente in montagna e ha proprietà tenifughe (ovvero, impedisce l'infestazione dalla tenia, un verme parassita).
Quercia da sughero - Su suelzu
La quercia da sughero è un albero sugherifero e ghiandifero dei boschi. Può essere alto fino a 10-15 metri, avente un tronco che può raggiungere fino a 1,5 metri di diametro. La sua corteccia è spessa e molto screpolata. Quando giovani, i suoi rami hanno una peluria biancastra. Le foglie persistenti sono coriacee, convesse, lanceolate, ovate, glabre nella pagina superiore e densamente pelose nella pagine inferiore. La sua ghianda è ovale, allungata ed ellissoidale. Si tratta di una pianta longeva, che può tranquillamente raggiungere i 250-300 anni di vita. Fiorisce in primavera e la maturazione delle ghiande inizia nell'autunno dello stesso anno della fioritura e parte nell'estate dell'anno successivo. La fruttificazione inizia dopo 15-20 anni ed è abbondante ogni 2-3 anni. Le foglie durano 2-3 anni. Si adatta meglio in settori con maggiore piovosità, dove la temperatura annua è al massimo di 18 gradi, mentre la minima è 13 gradi. La propagazione si ha quasi esclusivamente via seme e deve essere fatta preferibilmente alla fine dell'inverno, sia perché le ghiande hanno la capacità di germinazione molto rapida, sia perché le piogge autunnali e invernali favoriscono la germinazione dei frutti. La prima estrazione del sughero avviene verso i 15-18 anni di vita, quando il fusto ha raggiunto almeno 60 centimetri di circonferenza, ed è alto da terra 1,30 metri. Viene ripetuta ogni 9-12 anni, per almeno 7-8 volte. Il principale prodotto della sughera è senz'altro il sughero che veniva utilizzato dai Greci e dai Romani, soprattutto per fare galleggianti per la pesca, tappi per bottiglie ed anche calzature per le donne. Erano di sughero anche i recipienti per la preparazione del formaggio utilizzati per misurare i cereali, per servire la carne, gli arcaici bicchieri che si trovano in ogni sorgente, gli sgabelli negli ovili e le rudimentali mangiatoie del bestiame.
Il rosmarino - Su rosmarinu
Il rosmarino è un arbusto aromatico e caratteristico della macchia. Può essere alto fino a 2 metri e cresce lungo le coste, sulle sabbie, sulle rupi nelle zone prossime al mare e in quelle calcaree montane, aride e assolate. È conosciuta ed apprezzata nell'arte culinaria e in infusi come stimolante, tonica, diuretica, contro le febbri intermittenti e le affezioni delle vie respiratorie. Contiene sostanze che possono determinare, se ingerite in quantità eccessive, seri disturbi all'apparato digerente, respiratorio ed al sistema nervoso.
Il rovo - Su rù
Il rovo è una pianta perenne rampicante delle siepi e macchie, infestante ed ingombrante. Può avere un uso medicinale con un'azione astringente.
La tapsia - Sa feruledda
La tapsia è una pianta perenne infestante dei campi e dei pascoli. Può avere un uso medicinale ma sconsigliabile con azione revulsiva nei casi di lombaggine, antireumatica e antinevralgica.
Il trifoglio - Su trivozu
Il trifoglio è una pianta foraggera dei pascoli, gradita al bestiame.
L'ardicola - S'oltiga femina
L'ardicola è una pianta bienne delle siepi e di ruderati.
Il cinghiale - Su polcrabu
La fauna del Montiferru è caratterizzata in larga misura dalla presenza del cinghiale ("su porcrabu", pronuncia "polcrabu"), parente stretto del maiale, con il quale spesso si incrocia dando vita a specie molto particolari identificabili per la coda a spirale, tipica per l'appunto del maiale, inserita in un contesto di elementi propri degli esemplari selvatici. Abbastanza scaltro da rimanere quasi sempre indenne di fronte al pericolo, ha praticamente colonizzato l'intera zona, con grande disappunto degli agricoltori, agli occhi dei quali risulta inviso per i danni che arreca ai coltivi, muovendosi alla ricerca di cibo sia di notte che di giorno e spingendosi non di rado fino alla periferia dell'abitato.
La volpe - Su mazzone
Per scaltrezza primeggia certamente la volpe ("su mazzone"). Non più cacciata per la pelliccia, di cui un tempo si faceva un lucroso commercio, ma perché particolarmente temuta per le sue incursioni notturne, effettuate allo scopo di procacciarsi agnelli, capretti, maialetti, animali da cortile, selvaggina e uva matura.
Il coniglio e la lepre - Su conigliu e su leppere
Sono molto comuni la lepre sarda ("su leppere") e il coniglio selvatico ("su conigliu"), due specie spesso impegnate nella lotta per la sopravvivenza, in cui la prima è destinata a soccombere. Frequentano località di pianura e di collina, senza mai raggiungere le aree troppo elevate. Li ritroviamo numerosi, infatti, nella zona delle vigne, dove è possibile scrutarne le tracce nelle gallerie sotterranee in cui in genere costruiscono le loro tane, oltre che nei grappoli d'uva completamente privati degli acini nel periodo della vendemmia.
Il riccio - Su erittu
S'incontrano con frequenza anche i ricci ("su erittu"), facilmente riconoscibili per i loro caratteristici aculei, coi quali si difendono dai loro predatori. Sono amanti della vita solitaria, e li si può spiare mentre si muovono tra i cespugli a caccia di insetti o alla ricerca di frutta.
La donnola e la martora - Sa nae 'e mele e su assile
Sono presenti in gran numero anche le donnole ("sa nae 'e mele"), e non sono rare le martore ("su assile") che, in alcuni casi, per soddisfare le loro necessità alimentari, si spingono in prossimità dell'abitato, introducendosi in pollai, conigliere e negli alveari per trafugarne il miele, di cui entrambe sono particolarmente ghiotte.
Il gatto selvatico - Su 'attu areste
Si considera ormai più raro imbattersi in un gatto selvatico ("su 'attu areste"), sia per la sua diffidenza, sia per il decremento che si è registrato in quest'ultimo periodo. Ormai è considerato quasi alla stregua di un personaggio delle favole, una presenza quasi misteriosa che popola i luoghi impervi e stabilisce la sua dimora in grotte o anfratti, dove trascorre l'intera giornata per abbandonarla al crepuscolo, l'ora migliore per la caccia.
I falconidi - Sos astores
Per quanto riguarda gli uccelli, si riscontrano come specie caratteristiche diversi falconiformi, comunemente detti "uccelli di rapina", indicati in lingua sarda con la denominazione comune di "astore". Se si vuole essere più precisi, si usa "entulzu" per il rapace grande (il grifone) e "astorittu" per quello di minori dimensioni (il gheppio), mentre "astore" rimane per indicare il rapace mezzolano (il falco pellegrino). È molto frequente vedere i nostri cieli solcati da questi uccelli, che in molti casi si possono osservare immobili nell'aria (soprattutto i gheppi), sospesi nel vuoto, intenti a scrutare le loro prede, rappresentate da piccoli uccelli, lucertole, rospi, topi e insetti. In montagna è raro spiarne il nido, costruito in cavità poste tra rocce e dirupi, con rami, sterpaglie e piumino che strappano dal loro stesso corpo, per impiegarlo come imbottitura.
Il corvo imperiale, la pernice sarda, la ghiandaia ed il passero solitario - Su colbu, sa peldiga, sa pigha e sa solitaria
Tra le altre specie sedentarie sono particolarmente numerosi: il nero corvo imperiale ("su colbu"), abilissimo in volo e capace di variare velocemente direzione e quota, amante della vita sedentaria e abbastanza comune anche nei dintorni del villaggio, dove si ciba di immondizie; la pernice sarda ("sa peldiga"), preda particolarmente ambita dai cacciatori, ai quali è imputabile la loro diminuzione; la ghiandaia ("sa pigha"), abitante di boschi di querce e di lecci, sui quali usa nidificare, come pure di orti, giardini e vigneti; non si può tralasciare, infine, il passero solitario ("sa solitaria"), particolarmente odiato dal contadino perché avvezzo a cibarsi del raccolto.
Il cuculo, l'upupa, l'allodola ed il gruccione - Su cuccù, su corr'in cùccuru, sa cuccappèdra e s'abbiòlu
Ricordiamo infine, fra gli uccelli migratori, il cuculo di Sardegna ("su cuccù"), l'upupa ("su corr'in cùccuru"), l'allodola ("sa cuccappèdra"), il gruccione ("s'abbiòlu"). Si tratta di specie di piccole dimensioni e particolarmente colorate, che prediligono vivere lontane dai centri abitati, in luoghi di campagna appartati e tranquilli, dove si nutrono prevalentemente di insetti e larve.
L'assiolo, il barbagianni e la civetta sarda - Sa tònca, s'istria e su cuccumiau
Sempre tra i migratori possiamo citare anche l'assiolo ("sa tònca"), che sarebbe però più giusto considerare insieme al barbagianni ("s'istria") e alla civetta sarda ("su cuccumiau"), trattandosi in tutti e tre i casi di rapaci notturni dalla faccia cuoriforme e dalle grandi ali, che si stanziano prevalentemente in zone aperte alberate o ai margini dei boschi, spingendosi molto spesso anche nell'abitato.
I rettili e gli anfibi
Un breve cenno meritano infine, tra i rettili, le lucertole, che sono numerosissime ovunque, sia in campagna che nell'abitato e le tartarughe comuni; tra gli anfibi, il rospo verde e la raganella.
La razza sardo-modicana (il bue rosso) - Su oe (rugiu)
La razza sardo-modicana o, in paese, bue rosso (dato il colore del manto) è una razza bovina allevata principalmente nel Montiferru, originariamente importata a Scano e poi a Santu Lussurgiu. Il nostro bue è un animale erbivoro. Si ciba di erbe, steli e fieno, mangiando circa 70 kg di cibo al giorno. Ruminante (avente quattro stomaci), pesa dai 145 kg ai 1360 kg circa e può alzarsi fino a 1,4 m. La razza sardo-modicana può essere considerata sia da lavoro che da carne. Le razze da lavoro, utilizzate per il reddito aziendale, sono perlopiù caratterizzate da buoi (maschi castrati dopo i quattro anni d'età). Mastodontici e dalle grandi spalle, venivano usati dall'alto Medioevo fino ai primi del Novecento come traino per carri o per arare, insieme legati sotto lo stesso giogo. La razza sardo-modicana nacque proprio per un fine lavorativo: nel 1800 i siciliani vollero unire la razza modicana, tipica della città di Modica, con le vacche sarde, per migliorare le prestazioni lavorative di queste ultime. Data la meccanizzazione agricola, la nostra razza sardo-modicana fu convertita in razza da carne. Le buonissime bistecche cotte alla brace meritano un pasto qui in Sardegna, infatti vengono ritenute tra le carni bovine più buone al mondo. Le vacche vengono anche munte: si dà il via così alla produzione del tipico formaggio sardo, "su casizolu". Il bue in Sardegna trasporta solitamente durante le processioni le statue dei Santi, poste sul carro ch'essi trasportano. Scano è conosciuto in tutta l'isola come "Sa 'idda de sos boes" ("Il paese dei buoi"), e qui si svolge un raduno regionale di essi (solitamente nel mese di agosto) chiamato: "Juos, gioghi di buoi". Questa manifestazione porta a Scano maree di turisti da tutta l'isola e non, che si accingono ad un mondo agropastorale mai visto.
Specie assenti
Tutte queste specie, eccetto il cinghiale, nonostante nella nostra zona non siano così rare, sono considerate in pericolo d'estinzione e proprio per tutelarle sono state create delle apposite leggi, che prevedono multe severe per i contravventori. Sono ormai quasi completamente assenti il cervo, il daino, il muflone (ripopolati recentemente) ed il grifone, annientato dalla pressione esercitata dall'uomo nel loro habitat con la caccia, il taglio del bosco e gli incendi; oggi si sta facendo di tutto per reintrodurlo e salvaguardarlo.
Nei primi dell'Ottocento la situazione doveva essere ben diversa, e le nostre campagne venivano descritte come pullulanti di selvaggina: "Occorron in molto numero cinghiali, daini, gatti selvatici, lepri, volpi e martore. Non sono rare le grandi cacce, a meno quelle che dicono de orettu in tempo estivo al chiaror della luna presso il fonte o dentro alcun orto di erbaggi, specialmente di granone. Un'altra maniera di caccia, ma propria per le femmine dei daini è quella che dicono a scheliu o schili. Lo scheliu è un cannello lungo mezzo palmo, e grosso quanto il mignolo, e alquanto spaccato nella parte del nodo: il cacciatore nel maggio e né primi di giugno, quando quelle mettono il portato, va errando nel bosco soffiando nel detto stromento, onde nasce un suono simile alla voce del dainotto; la madre accorre e incontra la morte".
Prima di parlare delle varie tipologie di rocce presenti nel territorio scanese, è opportuno fare una premessa. Scano, infatti, sorge nella zona che un tempo corrispondeva al cratere del vulcano. Le rocce che oggi possiamo osservare, sono il frutto di più ere geologiche e più manifestazioni effusive. Detto ciò, ecco qua la lista delle tipologie di rocce presenti a Scano:
Diaspri: rocce sedimentarie di origine chimica dovute a disposizione di silice per precipitazione di acque arricchite da soluzioni vulcaniche;
Incluso di olivine in basalto: può avere una colorazione variabile, in questo caso olivine magnesiache. Il basalto è una roccia tipica vulcanica effusiva, più precisamente si tratta di basaniti ultrafemiche;
Basalto bolloso: ha una patina rosso-violaceo dovuta forse ad alterazioni;
Venature di quarzo entro roccia trachitica: la trachite è una roccia vulcanica effusiva;
Geoidi di quarzo entro roccia trachitica;
Cristalli in quarzo in rocce trachitiche;
Geoide in trachite;
Quarzo;
Pomice: roccia magmatica effusiva amorfa. Consiste in materiale espulso violentemente nelle fasi iniziali del vulcanismo esplosivo, ricco di elementi volatili;
Ossidiana: roccia magmatica effusiva amorfa dovuta a raffreddamento rapido da un magma fluido, povero di elementi volatili;
Calcedonio: quarzo compatto di colorazione grigio ferro;
Tifo: roccia piroclastica dovuta a fenomeni a carattere esplosivo del ciclo vulcanico (basaniti analcitiche). Presentano matrice cineritica sabbiosa di colorazione variabile dal rosso al nero con frequenti inclusi grossolani;
Arenaria: chiamata anche "pedra aspra", è una roccia sedimentaria di origine marina, formata in prevalenza da granuli di quarzo. Presenta una colorazione bianca con venature rosse giallastre, dovute probabilmente ad alterazione di minerali di ferro;
Esemplare in cui si nota un contatto tra roccia sedimentarie di origine chimica e rocce vulcaniche;
Calcare di origine organogena;
Calcare: roccia sedimentaria;
Ciottoli fluviali: possono avere diversa natura;
Travertino: roccia sedimentaria di origine chimica.
Il territorio di Scano è molto ricco di luoghi di interesse naturalistico. Tra questi non possiamo non menzionare: la pineta San Giorgio, s'istrampu de 'Alere, Sa Roda Manna e Sant'Antioco. Procediamo con ordine... la pineta San Giorgio si trova nella parte meridionale del paese e prende il nome dall'omonima chiesetta campestre, situata sulla cima del colle. La pineta costituisce il polmone verde del paese, oltre che un luogo dove potersi dedicare allo sport: non è raro imbattersi in persone intente a correre nel percorso sterrato, altre che giocano a calcio o a tennis nel campetto sottostante, oppure altre ancora che vi passeggiano, giusto per il gusto di sentirsi in campagna, ma senza allontanarsi dal paese. Oltre al campetto, in pineta sono situate delle attrezzature sportive e, in cima al colle e vicino alla chiesetta, si trova un grande tavolo di pietra immerso nel verde, dov'è possibile fermarsi per consumare qualche pasto. Subito dopo la chiesetta, si trova una croce in metallo che sovrasta il paese, e da cui si può godere un ottimo belvedere (foto visualizzabile nella sezione "Immagini"), da cui è possibile ammirare il massiccio del Montiferru, la vallata de S'Adde, il colle di Santa Croce (insieme all'omonima chiesetta), sino ai rioni di S'Iscala 'e Sa Corte, Carrela 'e Mesu, San Nicolò, Tusio e Rioro. Vicino alla chiesa campestre di Santa Barbara è possibile ammirare "s'istrampu de 'Alere", su cui è ambientata l'omonima leggenda (vedi "Il geronticidio de s'Istrampu de 'Alere"). Si tratta di una piccola cascata situata sul Riu Mensi, raggiungibile attraverso dei sentieri di campagna. Pare prenda il nome da Balere, uomo che si gettò dalla cascata per porre fine alla sua vita. Sa Roda Manna costituisce un vero e proprio monumento naturale, essendo ciò che rimane di un'antichissima foresta posta tra il monte di Sant'Antonio e il massiccio del Montiferru. La foresta, che è raggiungibile da Scano percorrendo la SP78 in direzione Macomer, è formata in larga parte da grandi agrifogli (che possono pure toccare i 18/20 metri), piante del genere Climatis (come vitalbe e flammule, che arricchiscono il paesaggio grazie alle varie curvature dei loro fusti), grandi ciliegi selvatici, roverelle e lecci. Qui si possono osservare animali come la ghiandaia, lo sparviere, la martora e il gatto selvatico. La frazione rurale del paese de Sant'Antiògu de sas bènas (Sant'Antioco delle vene d'acqua) si trova nella strada che conduce a Sindia, svoltando a destra (SP63). È una risorsa per il territorio scanese per diversi motivi: il primo, la presenza delle sorgenti d'acqua potabile che alimentano tutto il paese; il secondo, la presenza della campestre dedicata al martire sulcitano che dà il nome alla località di Cabu d'Abbas.
Fonti:
"Scano Montiferro - Ambiente - Storia - Tradizioni" a cura delle Scuole Medie di Scano Montiferro - Anno scolastico 1987-1988.