"Sa Chida Santa" (La Settimana Santa) è una delle tradizioni che ogni paese attende maggiormente durante l'anno; anche a Scano questa tradizione è molto importante e riconosciuta. Ne sono protagoniste le tre confraternite, che inscenano la Passione di Cristo. In particolare, l'arciconfraternita di Santa Croce è colei che si occupa della gestione delle paraliturgie, aiutata secondariamente dalle altre due confraternite, che svolgono un ruolo marginale.
Questa sezione è dedicata ai riti che precedono la Settimana Santa, ma che dipendono strettamente da essa.
Sa Candelora: "Sa Candelora" o "La Candelora" è il nome con cui popolarmente viene chiamata la festa liturgica della presentazione di Gesù al Tempio, che per i cattolici ricorre il 2 febbraio. Nella celebrazione liturgica si benedicono le candele, simbolo di Cristo detto "luce per illuminare le genti", modo in cui il bambin Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme. A seguito della funzione, ogni confraternita organizza per sé la propria cena, composta principalmente da "sas tìpulas longas" (le cosiddette "zippole" o "zeppole", dei dolci di semola), accompagnate da mandarini e frutta secca.
Il Mercoledì delle Ceneri: Come risaputo dalla tradizione cattolica, il Mercoledì delle Ceneri segna l'inizio della Quaresima e la conclusione del carnevale. La ricorrenza è fissata per il mercoledì precedente alla prima domenica di Quaresima. A Scano, la ritualità è molto semplice (come quasi in tutti i paesi della Sardegna): si inizia bruciando alcune palme benedette l'anno precedente (vedi sotto), la cui cenere - benedetta - verrà sparsa sui capi dei fedeli formando una croce e recitando la frase: "Convertitevi e credete al Vangelo".
Sas barant'oras: "Sas barant'oras" o "Le quarant'ore" sono una pratica devozionale cattolica consistente nell'adorazione, per quaranta ore continue, del Santissimo Sacramento, visibile nell'ostensorio contenente l'Ostia consacrata, solennemente esposto sull'altare; il nome richiama al periodo di tempo trascorso fra la morte (Venerdì Santo) e la Risurrezione (domenica di Pasqua) di Gesù. Nel nostro paese, le ore vengono distribuite in tre giorni, uno per confraternita. Qualunque confratello abbia il piacere di compiere un turno di adorazione è il benvenuto. È obbligatorio, però, che ad ogni ora di adorazione siano presenti uno o due di essi. I turni cominciano generalmente la mattina (dopo la Santa Messa) e si concludono la sera con Vespri e Benedizione Eucaristica. La cena che ogni confraternita si occupa di offrire nella propria giornata di adorazione è più elaborata di quella della Candelora: gli antipasti sono fatti di salumi, sottaceti e "frissureddas" (polmoni, cuore e fegato di agnello o maialetto), non ci sono primi e come secondo si offrono agnello e maialetto arrosto, accompagnati da verdure. Infine viene servita frutta fresca, frutta secca e "pirichitos" (dolci tipici a base di farina, uova e zucchero).
La preparazione de "su nennere" : Su nennere è un simbolo della Resurrezione. Si tratta di chicchi di grano fatti germogliare rigorosamente al buio in un ambiente caldo-umido. Qualche settimana prima di Pasqua, i chicchi vengono messi a bagno in acqua tiepida. Successivamente si dispongono nei piatti e messi al buio (anticamente si coprivano con "sas colbes"). Giorno dopo giorno germogliano e hanno bisogno di essere sempre innaffiati con acqua tiepida. Si usano poi per allestire "su sepolcru" o per essere esposto per le vie durante "sas chilcas" o per la processione dopo "s'Iscravamentu" (vedi sotto). Il giorno di Pasqua le prioresse regalano su nennere (che non va buttato) ai pastori o agli agricoltori affinché lo gettino nei campi come benedizione per il raccolto.
La Domenica delle Palme è il primo appuntamento che apre le porte della Settimana Santa. "Sos filadòres", dei bravi artigiani, si danno appuntamento nella settimana che la precede, occupandosi della filatura delle palme. Filano (cioè intracciano e decorano) i rami di palma con dei semplici motivi di tessitura, che combinati più volte creano degli eccelsi lavori d'artigianato. Le palme vengono tessute con quattro turni: il primo giorno quelle della parrocchia (che andranno distribuite ad operatori pastorali e fedeli), il secondo quelle delle Anime, il terzo quelle del Rosario e per finire quelle di Santa Croce. Inoltre, le palme delle confraternite andranno "medìdas", cioè decorate la mattina stessa con dei fiorellini e dei rametti di ulivo. Andranno poi distribuite ai confratelli, con cui essi addobberanno gli arredi. La liturgia della Domenica delle Palme inizia però all'oratorio di San Nicolò, quando il sacerdote benedice le palme, i rametti d'ulivo e "sas rughitulas" (delle piccole crocette in stoffa che andranno poi distribuite il Venerdì Santo e la mattina di Pasqua; esse cambiano in ogni confraternita: per Santa Croce sono solo bianche, per le Anime bianche e rosse e per il Rosario bianche e nere). Alla fine di suddetta benedizione, il corteo formato da fedeli e confratelli si dirige verso la parrocchiale per la Santa Messa, simulando l'accoglienza di Gesù a Gerusalemme, agitando palme e rami d'ulivo.
Le tradizioni legate al Mercoledì Santo sono poche: i priori delle Confraternite si occupano di acquistare nei giorni precedenti le arance, che andranno benedette dal sacerdote durante il Giovedì Santo, dopo esser state accuratamente sistemate (tra le 15 e le 18 del Mercoledì, ore della Morte e della deposizione di Gesù) a forma di croce su un tavolo, insieme a fiori, rosmarino e pervinca. Le arance andranno poi distribuite dal priore il giorno di Pasqua e nelle settimane che ne verranno, secondo un determinato articolo, sancito dagli statuti delle confraternite.
Con il Giovedì Santo termina la Quaresima ed inizia il cosiddetto Triduo pasquale. La giornata non inizia in loco ma bensì ad Alghero, in Cattedrale, dove il Vescovo, accompagnato da tutti i sacerdoti della Diocesi, benedice gli Oli Santi (il santo Crisma, l'olio dei catecumeni e l'olio degli infermi).
È bene sapere che Gesù viene crocifisso il Giovedì Santo a mezzogiorno nell'oratorio di San Nicolò, in una piccola celebrazione alla quale possono partecipare solo il priore, il sottopriore, la prioressa e la sottoprioressa dell'arciconfraternita in carica durante l'anno. È una cerimonia molto particolare e segreta, dove ognuno ha un suo compito. Mentre si attende la crocifissione si prega. È un momento molto intenso e non possono esistere foto di questo momento. È compito dei priori mettere materialmente i chiodi nelle mani e nei piedi di Gesù e la corona di spine sulla testa. Le prioresse poseranno a terra dei cuscini su cui verrà poggiata la croce; le fodere di questi vengono prestate alle prioresse (per poi essere restituite) dalle coppie che hanno difficoltà nell'avere dei figli, di modo che la croce di Gesù possa portargli fortuna. Una volta finito, la porta dell'oratorio viene riaperta dall'esterno. Nel pomeriggio, il sacerdote benedirà sa mesa 'e s'aranzu - come già accennato - preparata il giorno precedente. In seguito, in parrocchia viene celebrata la Messa in Coena Domini, in ricordo dell'istituzione dell'Eucaristia e dell'Ultima Cena. Durante questa Messa avviene la Lavanda dei Piedi ("su lavabu"), inscenata da dodici confratelli (in ricordo degli apostoli), ossia il priore ed il sottopriore correnti ed uscenti (del mandato precedente) di ogni confraternita. Alla fine della funzione viene portato il SS. Sacramento nella cappella dell'Immacolata (nota anche come de sas Raccumandadas), addobbato appositamente come altare della Reposizione. Durante la notte viene svolta la veglia dell'Ora Santa, devotamente attorno all'altare della Reposizione, in ricordo del momento di preghiera nel giardino degli ulivi (il Getsemani).
Sempre durante la giornata del Giovedì Santo, la prioressa dell'arciconfraternita si occuperà di accendere una "lampana" - un cero apposito - e di pregare per tutte le anime degli scanesi morte d'improvviso durante l'anno, che non hanno potuto ricevere l'Estrema Unzione.
Fino all'epoca preconciliare (prima del 1965), durante la mattinata del Venerdì Santo, si vivevano due momenti separati: la Via Crucis e "Sas Chilcas". Questa non era altro che la ricerca di Gesù da parte di Maria. Infatti, la statua della Madonna Addolorata, ricoperta da un velo nero, veniva portata il venerdì mattina alla ricerca del Figlio Gesù. Partiva proprio dall'Oratorio del Rosario (sede precedente del simulacro, ora custodito nella parrocchiale) e attraversando le vie del nostro paese raggiungeva gli Oratori delle Anime e di San Nicolò. Queste chiese erano completamente spoglie, private di ogni arredo. L'Addolorata non troverà Gesù in nessuna di queste. Riuscirà ad incontrarlo solo al suo arrivo nella chiesa parrocchiale. Prima del Concilio Vaticano II, Gesù Crocifisso veniva deposto nella parrocchiale la notte del Giovedì Santo in attesa, appunto, dell'arrivo della Madonna. La Via Crucis veniva vissuta come un momento a sé, slegato da tutto questo. L'allora parroco don Pietrino Mameli riuscì ad unire le due cose apportando una piccola ma significativa modifica. La ricerca di Gesù è stata unita alla Via Crucis, che parte dalla chiesa parrocchiale e ritrova Gesù a San Nicolò; tutto ciò rispetta quanto viene riportato nei Vangeli. A mezzogiorno del Venerdì appunto, la croce con il corpo del Cristo viene innalzata su questo nostro altare che rappresenta la cima del Calvario. Tornando però alle prime ritualità, in prima mattinata i chierichetti si occupano di fare rumore per le vie del paese con lo strumento tipico de sas chilcas: "sas matraculas". Questo rumore dovrebbe servire a richiamare e a far accorrere Gesù, infatti suddetti "strumenti" accompagnavano l'Addolorata durante la processione antica. Solitamente alle 10:30, dalla chiesa parrocchiale parte la Via Crucis per le vie del Paese, accompagnata dal Simulacro della Vergine e dalle confraternite delle Anime e del Santo Rosario, di cui due priori per confraternita (in consiglio o "iscadìdos", ossia usciti dal consiglio) si occuperanno di portare la statua. Viene apportato un cambio agli arredi delle confraternite per tutta la giornata: il sottopriore non porterà il classico "Mistèriu", ma una croce ricordante la Passione del Signore; inoltre, non verranno portate le classiche "insìgnas", ma solo su "cerimonièri". Nell'attesa che il corteo raggiunga l'oratorio di San Nicolò, le prioresse dell'arciconfraternita dovranno recitare 33 professioni di fede (il Credo). La Via Crucis "mattiniera" termina poco prima delle 12:00, quando il corteo arriva all'oratorio già citato, dove l'arciconfraternita si unisce, sostituendosi ai priori delle altre confraternite nel portare l'Addolorata. I confratelli sostituiti dal portare la Vergine, accorreranno a portare con delle fasce la croce a cui è già inchiodato il Signore, coperto da un velo nero (le Anime sorreggeranno il braccio lungo, mentre il Rosario sorreggerà i bracci laterali). Inoltre, altri due priori per ambo le confraternite dovranno portare le scale ove i discepoli saliranno per deporre Gesù dalla Croce. Solo quando la croce si troverà all'entrata della parrocchiale, la sottoprioressa dell'arciconfraternita si occuperà di rimuovere il velo nero dal corpo del Cristo, che gli verrà nuovamente posto dopo la deposizione. Allo scoccare del mezzogiorno, la Croce verrà innalzata sull'altare, e da quel momento in poi i confratelli si potranno congedare alle loro sedi. Durante la sera (quando simbolicamente Gesù avrà già spirato) si terrà l'Adorazione della Croce, momento in cui i fedeli potranno contemplare il martirio di Cristo. Alla fine di suddetta funzione, il SS. Sacramento verrà rimosso dalla chiesa e portato nell'Ufficio parrocchiale, mentre l'altare della Reposizione inizia ad essere smontato. Ci sono molte opinioni controverse sull'orario iniziale della paraliturgia de "S'Iscravamentu" (da "iscravare", bogare su cravu, togliere il chiodo). C'è chi dice che "sos discipulos" (coloro che dovranno deporre il Cristo dalla croce) debbano entrare in chiesa all'imbrunire e chi dice che ne debbano uscire all'imbrunire. Negli ultimi anni, però, l'arciconfraternita di Santa Croce ha raggiunto le altre due confraternite all'interno della parrocchiale al calar del sole. Con essa arrivano in corteo anche le figure dei quattro discepoli: Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, che saliranno sulle scale per schiodare Gesù, ed altri due discepoli di cui non ci viene specificato il nome, che aiuteranno i primi a mostrare gli strumenti di tortura a cui il Signore è stato sottoposto. I loro costumi sono molto antichi, ma si può dedurre dallo stile, la loro origine catalana. La rotazione è biennale e viene compiuta da quattro priori (in consiglio) dell'arciconfraternita. Davanti a loro, sovrasta la lettiga (nota come "sa leterna" o "sa letèra"), in cui verrà messo il Cristo dopo la sua deposizione. È anche bene sapere che sotto al "materasso" della lettiga vengono deposti dei piccoli oggetti perché siano benedetti, solitamente appartenenti alle famiglie dei priori o delle prioresse. Alla paraliturgia sarà inoltre presente, "unu cuncordu" (un quartetto vocale, vedi il "Il canto a cuncordu" in "Tradizioni antiche") che, scelto dal priore dell'arciconfraternita accompagnerà le funzioni serali. Il canto che verrà proclamato dall'oratorio di San Nicolò fino alla parrocchiale sarà lo "Stabat Mater". Ritornando ai discepoli, essi si assesteranno sull'altare privo del Santissimo e dietro la Croce del Redentore, mentre un consacrato - "su preigadore" - inizia "un'omelia" in memoria della Crocifissione. Sarà suo compito descrivere il processo della deposizione fatta dai discepoli. Quando egli dà il via a s'Iscravamentu, i primi due discepoli salgono sulla croce: rimuovono la corona di spine, la baciano, la mostrano al popolo e la pongono sul capo di Maria. Stesso vale per i chiodi che tengono il Cristo appeso per le braccia; si pongono poi sotto di queste ultime delle fasce che lo tengano su, mantenute da uno dei discepoli mentre l'altro sfila dai piedi del Cristo l'ultimo chiodo. Fatto ciò e depositati i chiodi, i quattro discepoli accorrono per prendere e fasciare il corpo senza vita del Cristo, con l'intento di mostrarlo alla folla, a Sua Madre e di riporlo nella lettiga. Accese le candeline che ornano "sa letèra" e le fiaccole, la processione verso il sepolcro inizia, accompagnata silenziosamente dal canto del Miserere e dalle voci dei confratelli, che per ordinare di fermarsi esclamano "Zesu Cristu!" e per ripartire "Cunfradia!". I discepoli si caricano della lettiga, coperta dal baldacchino ed accompagnata dai candelieri. L'Addolorata (portata dagli arciconfratelli) segue Gesù al sepolcro ed è la prima ad entrarci. Con gli stessi compiti della mattina, i confratelli delle Anime e del Rosario si occupano di riportare la croce e le scale al sepolcro, ove verranno depositate. Il Cristo morto viene condotto dentro il sepolcro e la paraliturgia finisce con gli struggenti versi del canto "Sete ispadas". Le confraternite delle Anime e del Rosario riaccompagneranno l'Addolorata alla parrocchiale, per poi congedarsi nei propri oratori.
Riguardo alla tradizione del Venerdì Santo, alleghiamo un eccellente elaborato multimediale realizzato da "Alambra produzioni video": https://youtu.be/zT1xgZKUlDI?si=zg1FT59s2Osirdti.
La tradizione legata al Sabato Santo, Giorno del Silenzio, è molto breve: verso le ore 22 inizierà la Solenne Veglia Pasquale, con la benedizione dell'Acqua Santa e del Cero.
La Domenica di Pasqua è caratterizzata dalla gioia sprigionata dall'Incontro di Maria e suo figlio, Risorto. Le confraternite preparano anche questa volta coi fiorellini le candele del Risorto (benedette a "Sa Candelora", vedi su), che vengono poi distribuite ai confratelli, con cui essi addobberanno gli arredi. Proprio la mattina di Pasqua, i discepoli - spogli dei costumi catalani - porteranno il Risorto ad incontrarsi con sua madre nella località del paese nota come "Piatza Piroddi". Tuttavia, il simulacro della Madonna de "S'Incontru" viene portato in processione dall'Oratorio del Rosario fino a Piatza Piroddi, coperto da un velo nero calato sul viso (poiché Maria non è ancora conscia della Risurrezione del Figlio; infatti esso le viene tolto dalla sottoprioressa della confraternita del Rosario solo alla sua vista). In Piatza Piroddi, le Anime ed il Rosario si sistemano sul lato lungo in attesa del Risorto. All'arrivo dell'arciconfraternita, su Mistèriu (croce processionale) di quest'ultima e quello delle Anime si saluteranno con tre inchini; successivamente, Santa Croce saluterà il Rosario e le Anime quest'ultima. Viene così rimosso il velo dal viso della Vergine e, posti uno innanzi all'altra, Madre e Figlio si salutano. Inizia così la processione diretta verso la chiesa parrocchiale, ove si terrà la Santa Messa Solenne della mattina di Pasqua. Finita essa, le confraternite si disporranno fuori dalla chiesa per il triplice inchino, ove avverrà nuovamente anche quello tra Maria e Gesù. Le confraternite si congederanno nei propri oratori, ove verrà offerto il rinfresco da parte del sottopriore e verranno distribuite arance benedette e rughitulas (che per l'arciconfraternita sono già state parzialmente distribuite durante il Venerdì Santo). La sera, i priori ed i sottopriori taglieranno delle torte, da offrire alla propria confraternita, a parenti ed amici.
Foto:
Delogu G. (2011/2012) ;
Piras G. (2024).