In questa pagina è raccolta la storia dell'antica chiesa parrocchiale di Scano, la chiesa di San Pietro "di Sàlighes", sede del primo cenobio camaldolese dell'isola e chiesa "privata" dei giudici di Torres. La sua storia affonda le radici probabilmente nel periodo dell'Alto Medioevo, ma la chiesa nella forma attuale risale all'Ottocento, in quanto la precedente era stata distrutta da un rovinoso incendio, che ne ha turbato profondamente e definitivamente l'aspetto tanto esterno quanto interno. In seguito sono descritte le forme esterne ed interne della parrocchiale e la ricca realtà comunitaria delle associazioni moderne ed antiche, oggi perdute.
La chiesa di San Pietro ha un'origine remotissima: la sua costruzione si fa risalire ai primi secoli del Cristianesimo ed esisteva sicuramente ai tempi del Papa Gregorio Magno, come è attestato in documenti dell'epoca. I Camaldolesi (vedi "Iscala Rugia" in "Leggende minori legate ai luoghi" di "Storie e leggende") ricostruirono la chiesa in forme romaniche, con pianta basilicale a tre navate, con altare isolato al centro dell'abside e coperto da ciborio retto da quattro colonnine. All'inizio del XVII secolo si demolì la vecchia chiesa romanico-pisana, ormai insufficiente per la cresciuta popolazione, e se ne costruì una nuova nello stile dell'epoca, con pianta a croce greca. Le due cappelle centrali avevano la stessa lunghezza dell'unica navata. Di queste, una era dedicata all'Immacolata (de "Sas Raccumandadas"), e in quella di fronte ad essa si trovava la porticina laterale volta verso il paese. Tale porta era detta "Santa", perché ogni quattro anni, dal periodo medioevale (epoca in cui vi erano ancora i frati) si apriva con solennità, ad imitazione della porta santa delle basiliche romane, nella vigilia della festività di San Pietro e, fino all'ottava ricorrenza della festa, rimaneva aperta giorno e notte per comodità dei numerosi pellegrini che vi accorrevano da tutti i paesi vicini per acquistare le indulgenze. La porta fu chiusa quando, nel 1616 si trovarono sotto la porta le reliquie di San Silvano, e sulla tomba del martire si costruì un altare dedicato alla Vergine del Rosario. Nel 1712 fu sopraelevato il campanile e sistemato nella forma attuale. L'altare maggiore rimase isolato nel centro del presbiterio fino al 1750: in tale anno si costruì un nuovo altare addossato al muro posteriore dell'abside, tutto di legno dorato, con tre ordini di nicchie, detto alla spagnola "el retablo". Nello spazio più in alto vi era una sola nicchia dove fu sistemata la statua di legno dorata di San Pietro Apostolo "in cattedra", vestito di sommo pontefice, con il manto pontificale e la tiara. Questa statua fu acquistata a Cagliari nel 1627 e si conserva tuttora. Nella seconda fila vi erano 5 nicchie, così pure nella terza. Nella nicchia centrale della seconda fu collocata la statua della Vergine Regina di Tutti i Santi, ritrovata a Pedras Doladas attorno agli anni '30 del 1700. Di fianco alla Madonna, nelle loro nicchie, stavano da una parte la statua di Sant'Anna, dall'altra quella di San Gioacchino, le quali ai loro piedi avevano le cassette di legno dorato e cristalli contenenti le reliquie dei Santi Martiri scanesi Errio e Silvano. Queste venivano aperte per essere esposte alla venerazione dei fedeli, nel giorno della loro festa e in quella della Vergine di Tutti i Santi. Il lavoro di tale altare non era molto artistico, ma faceva una gradevolissima impressione di ricchezza per l'oro zecchino di cui era pieno, le colonne tortili, le conchiglie che terminavano le nicchie, statue di angeli e cherubini in grande profusione. Nel 1785 si cominciò ad alterare la forma della chiesa ampliando la cappella di Sant'Antioco fino a portarla alla grandezza di quella vicino dell'Immacolata, e altrettanto si fece nel 1788 per la cappella di fronte, ora dedicata all'Addolorata. Il 12 settembre 1799 un grave incendio arrecò danni gravissimi all'intero edificio. Il tavolato - che sovrastava la navata centrale - fu interamente distrutto dalle fiamme; così pure gli altari laterali, anch'essi in legno. Solo il presbiterio, coperto a volta, rimase incolume con il suo imponente "retablo". Subito dopo l'incendio, per interessamento del parroco Francesco Luigi Panzali e con il concorso dell'intera popolazione, si pose mano alla ricostruzione della chiesa e della nuova facciata. Concorsero alle spese il governatore di Sassari con 125 scudi, lo scanese Antioco Poddighe con 200 scudi, il duca di San Giovanni, feudatario del paese, con 600 scudi. Tutta la popolazione coinvolta nei lavori di restaurazione si radunava ogni sera nella piazza di San Nicolò, che fungeva da parrocchia. La chiesa fu riaperta al culto il 24 maggio del 1801. Nel 1803 iniziò la costruzione della cupola portata a termine nel 1806. Nel 1817 si costruì la nuova cappella di Sant'Anna. Sono pure di quegli anni tutte le cappelle laterali ancora esistenti. Durante il mandato del parroco Contini, poi diventato vescovo, si abbassò il piano della chiesa e si costruì il pavimento in lastre di lavagna e marmo, pavimento che fu sostituito con quello in marmo nel 1917, grazie ad un lascito dello stesso Monsignore per tale scopo e per la costruzione del nuovo fonte battesimale. Il vecchio retablo, divenuto fatiscente, fu demolito dal parroco Angelo Piras nel 1882; lo sostituì con il nuovo altare maggiore, fatto di scelti marmi ed implementò innanzi ad esso una nuova balaustra marmorea.
Negli anni '50 del Novecento, il parroco Diego Vassallu effettuò degli scavi nella cappella dell'Immacolata nel tentativo di trovare qualche via di accesso alla chiesa sotterranea del tempo dei Camaldolesi, ma il tentativo risultò inutile. Nel 1971 il parroco Pietrino Mameli restaurò la chiesa e, tolto il vecchio pavimento, vennero alla luce delle tombe lungo tutta la navata centrale. Oltre a ciò, fece ampliare il presbiterio e fece costruire un'ampia gradinata per consentire la sistemazione di una mensa in legno visibile anche dalle cappelle laterali. Le balaustre marmoree furono abbattute, e le tende collegate all'altare maggiore e portanti all'abside rimosse. Furono rifatti l'impianto elettrico e l'intonaco della chiesa, che fu anche arredata con nuovi banchi. Negli anni '80 fu intonacato l'esterno e furono restaurati la cupola. Gli interi esterni della chiesa e della canonica, furono ristrutturati interamente negli anni '20 del 2000.
Descrizione esterna
La facciata della chiesa parrocchiale è abbastanza semplice: recentemente intonacata, è impreziosita da dettagli di trachite rossa, come le lesene, che danno vitalità alla facciata, assieme alle decorazioni orizzontali. All'entrata della chiesa, notiamo subito il portone bronzeo (donato per metà dall'ex parroco Franco Oggianu e per l'altra metà dal Banco di Sardegna), raffigurante i maggiori Santi a cui il paese rende culto (San Pietro e la sua crocifissione, la Beata Vergine Regina di Tutti i Santi, Sant'Antioco e un monaco camaldolese che predica a un uomo paesano, in costume tradizionale), posizionato nel 2010, in sostituzione del precedente in legno. Il portale, da cui si erge una fascia verticale di trachite rossa, larga quanto quest'ultimo elemento, è leggermente strombato. Sopra di esso possiamo scorgere una decorazione, che termina con due piccole volute. Rimanendo sempre in questa fascia verticale, possiamo trovare una piccola vetrata, raffigurante San Pietro, e ancora al di sopra si può notare la presenza di due figure, poste una dentro l'altra. È interessante il dettaglio che troviamo sempre nella fascia centrale nella parte del frontone: raffigura infatti un'evoluzione del Monogramma di Cristo, in una versione molto simile a quella della Stella di David, a sei punte, per l'appunto. Alle estremità laterali dei due livelli di facciata troviamo delle decorazioni plastiche (sempre in trachite) che hanno una forma abbastanza elaborata. Sul lato visibile dalla strada, possiamo notare delle finestrelle con delle vetrate, che seguono la forma di un arco a tutto sesto. Il campanile, ha un'altezza molto simile a quella della chiesa, ed è chiaramente più antico della stessa. Al suo interno troviamo delle scale, che conducono direttamente al luogo dove sono posizionate le campane. La cupola, di chiara ispirazione orientale, è decorata da piastrelle di colore marroncino, verde pistacchio e bianco, poste seguendo un andamento obliquo. Sul lato sinistro della chiesa troviamo un piccolo oratorio (su letorieddu 'e sas Animas), avente una semplice facciata a capanna, intonacata di colore giallo, sulla cui cima è posta una Croce. Proseguendo sul lato visibile dalla strada, posta a lato della chiesa vi è la canonica, che viene tutt'ora utilizzata dai vari parroci che si susseguono, sia come ufficio che, talvolta, come abitazione. Questa è una casa relativamente semplice, comunica direttamente con la chiesa, ed è dotata di un balconcino, da cui il parroco è solito dare la benedizione ai partecipanti di determinate manifestazioni (come, ad esempio, il "Palio dei Vicinati").
Descrizione interna
La moderna chiesa di San Pietro presenta una struttura un po' controversa. Essa ha tre navate, cosa non comune alle normali chiese (che ne hanno tipicamente una; esempio pratico ne sono gli oratori), ma alle basiliche. La navata centrale confluisce direttamente nel presbiterio, mentre le due navate laterali sono messe in comunicazione tramite un'apertura ad arco tra le varie cappelle. L'entrata della chiesa è anticipata da un antiporta lignea verde acqua su tre uscite, decorata con stemmi dorati. Posizionandoci nella navata centrale e voltandoci verso destra, troviamo la più piccola e particolare cappella: quella di Sant'Anna. Essa è diversa dalle altre, poiché estremamente più piccola, avente un lasso ospitante solamente l'altare. Questo si può giustificare molto semplicemente pensando al fatto che dietro ci sia il campanile, costruito nel 1712. L'altare ospita l'antica effige di Sant'Anna, prima residente sul retablo d'altare, abbattuto nel 1882 (vedi sopra). Al di sopra della statua vi è scritto: "Anna idest gratia", che in italiano significa "Anna è grazia". Ai lati dell'altare, troviamo le statue di Gesù Bambino di Praga (sul nostro lato sinistro) e di Sant'Isidoro (sul nostro lato destro). La cappella esattamente alla sua sinistra è quella dedicata alla Madonna del S. Rosario (ed alla sua confraternita). Questa cappella, nell'antica parrocchiale ospitava la porta Santa, chiusa nel 1628 per la costruzione della suddetta. Il suo altare ospita nella nicchia una statua della Madonna del S. Rosario con bambino. Ai due lati del basamento, su delle colonne, sono collocate le statue dei martiri scanesi Errio e Silvano (rispettivamente da sinistra verso destra). Essi sono anche mostrati sulle vetrate colorate poste ai lati della cappella. Un'altra finestra rotonda troneggia l'altare, che raffigura una croce rossa circondata da 12 stelle mariane. Nell'arco separatorio tra questa cappella e quella alla sua sinistra è da sottolineare la scala muraria che porta al pulpito. Quest'ultimo, di fine decenza scultoria, è costruito in marmo grigio e decorato con putti che nell'immaginario lo mantengono. Al centro troneggia una tiara papale (probabilmente in ricordo di San Pietro, papa e patrono) sostenuta da un angelo. Attorno ad esso sono scolpiti diversi elementi decorativi bianchi. Tornando alle cappelle, esattamente alla sinistra di quella del Rosario troviamo quella dell'Addolorata. La struttura di questa è molto semplice, infatti troviamo un unico dipinto - d'autore ignoto - con figura centrale il Crocifisso. Sotto la Croce possiamo trovare le cosiddette "Tre Marie" (Maria di Nazareth (l'Addolorata), Maria di Magdala e Maria di Cleofa), le donne che seguirono Gesù nel Triduo Pasquale. L'Addolorata, a cui è dedicata questa cappella spesso detta del Crocifisso, è facilmente riconoscibile dal vestiario (pressoché simile al Simulacro contenuto nella sagrestia) e dal modo in cui si esonera dal rivolgersi alla Croce. Le finestre decorate mostrano un episodio della Passione di Gesù (la preghiera nel Getsemani) e la sua vittoria contro la morte; la finestrella rotonda sopra l'altare mostra una croce greca e tre chiodi. Confluisce proprio in questa cappella la seconda entrata della chiesa. Nello spazio che separa il piccolo portone bronzeo (anch'esso donato dal parroco Franco Oggianu) troviamo l'entrata per l'ufficio parrocchiale e l'antica bandiera, posta in una teca, dell'Associazione di San Francesco d'Assisi, opera di Isidoro Delogu risalente al 1950 e sottoposta a restauro dalla Presidenza dell'Associazione nel 2023. Tornando all'interno della chiesa, voltandoci e proseguendo dritti, troviamo le scale che si dirigono direttamente sull'altare. Proprio all'apice di queste troviamo la mensa in legno, fatta instaurare dal parroco Pietrino Mameli nei primi anni '70 del Novecento. Alla nostra destra (visibilmente da sotto) viene posizionata la Croce (in ricordo del Sacrificio di Gesù). Continuando avanti, troviamo la sede del sacerdote e dietro di essa il famoso altare maggiore marmoreo, che ha sostituito l'antico retablo nel 1882. Il bellissimo altare ospita nella sua nicchia centrale la statua originale della Vergine Regina di Tutti i Santi, rinvenuta tradizionalmente nella località di Pedras Doladas. La nicchia dorata, decorata con putti e raggi solari da Isidoro Delogu, è apribile e sigillabile, dotata di un velo (l'originale è stato sostituito con una copia identica nel novembre 2023) che copre il Simulacro quando non necessario mostrarlo (durante il Venerdì Santo o quando un'altra statua occupa temporaneamente l'altare maggiore). Ai piedi del simulacro troviamo una mezza luna argentea, utilizzata come attributo iconografico dell'Immagine, databile tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. Infine le vengono attribuite quelle che presumibilmente sono le chiavi del paese, attaccate al rialzo marmoreo della statua. Ai lati dell'altare troviamo le statue dei "patroni" (così vengono detti Pietro e Paolo, anche se l'effettivo lo è solo il primo). Sulla destra troviamo Pietro, intento ad alzare il braccio in segno di vittoria e sulla sinistra Paolo, tenente la spada (oggetto del suo martirio) e le lettere che ha scritto ai popoli. Sotto il tabernacolo (anch'esso residente sull'altare) troviamo una grata, apribile dal posteriore, contenete il pesante reliquiario dei Santi Errio e Silvano, martiri scanesi. Sulla volta del presbiterio, troviamo l'opera a tempera del pittore Isidoro Delogu (compiuta tra il 1930 e il 1932) chiamata "La SS. Vergine in gloria tra i Santi venerati a Scano". Dalla destra della Madonna: San Silvano, Sant'Antioco, San Giovanni Battista, San Davide, San Nicola, Santo Diacono, San Francesco, San Luigi, Santo Pontefice, Santa Caterina da Siena, Sant'Imbenia e San Giorgio. Dietro l'altare maggiore, si trova, ancora ben conservato il coro, dove l'omonimo si sedeva a cantare. Mal conservato è invece l'antico organo, chiuso dentro un armadio e non funzionante, che necessita di restauro. Sull'abside della chiesa, rivolto verso l'esterno, troviamo due finestrelle. Scendendo dall'altare, sorpassando l'ambone ligneo, troviamo la cappella del martire sulcitano Antioco che si venera a Scano dal Seicento. Quest'altare si potrebbe definire il più decorato (escludendo il maggiore) poiché nella sua parte più alta presenta delle statue marmoree di angeli seduti. La nicchia ospita la statua seicentesca del Santo, sostituita dalla ritualità delle funzioni nel 1932 con la nuova effige, custodita nella cappella dell'Immacolata. Alla destra della cappella troviamo la porta conducente alla sagrestia, che a sua volta conduce al piano superiore della chiesa (dove è costruita una soffitta ospitante le statue dei Santi non esposte ed una sala riunioni, noto come "su palatteddu"). Le due finestre decorate mostrano il giovane Santo e la località campestre di Cabu D'Abbas, cui sorge la chiesetta campestre, ove il Simulacro viene portato due volte l'anno; la finestrella rotonda sopra l'altare mostra la palma del martirio avvolta in una spada. Nei transetti possiamo osservare due antiche statue ora restaurate: quella di San Pietro in cattedra, vestito in abiti papali, risalente al 1626/27 e quella della Madonna del Rosario, rispettivamente da sinistra a destra. Proseguendo con il giro delle cappelle, alla sinistra di quella di Sant'Antioco troviamo quella dell'Immacolata (o de "sas Raccumandadas"). La figura centrale è il Sacro Cuore di Gesù, la cui statua è posta nella nicchia centrale dell'altare. Quest'altare ospita durante la sera del Giovedì Santo il Santissimo Sacramento. Alla destra del basamento, troviamo le statue dell'Immacolata, di San Giuseppe con il Bambin Gesù e della Madonna Dormiente (o "di Ferragosto"), poiché portata in processione per le vie del paese durante l'Assunzione. Alla sinistra, la già menzionata statua di Sant'Antioco e le bandiere delle associazioni femminili. Questa cappella non presenta finestre laterali, ma solo quella rotonda sopra l'altare, che mostra una croce greca ben decorata. Alla sua sinistra troviamo la cappella delle Anime del Purgatorio, presentante una pala d'altare posta su di esso. Sotto la cappella abbiamo il fonte battesimale marmoreo del 1917. Nemmeno questa cappella presenta finestre laterali, ma solo quella rotonda sopra l'altare, che mostra il monogramma di Cristo, composto dalle lettere greche "X" e "P" intrecciate. Nella sua struttura, troviamo uno dei due confessionali ancora presenti nella chiesa (l'altro posizionato nella cappella del Rosario). Questo, tuttavia, è il più particolare, poiché contiene un foglio appeso su cui sono scritti, in un antico sardo Settecentesco, i peccati peggiormente confessabili. Notiamo che sono legati alla vita agro pastorale, segnale che ci espone la società dell'epoca. Anche in questa cappella abbiamo una porticina diretta verso una saletta, utile alle prioresse per riporre i propri arredi. Le prioresse curano la sistemazione delle cappelle e degli altari. Queste cambiano ogni anno ma ruotano quinquennalmente e sono due per anno (la prioressa e la sua scelta, nota come sottoprioressa). Quelle delle Anime e del Rosario sono comuni anche per le confraternite, a differenza di quelle di San Nicolò, che si occupano esclusivamente del proprio oratorio. Le bancate sono disposte nella navata centrale (precisamente due), nelle cappelle (esclusa quella di Sant'Anna, come già specificato) e nei transetti.
Qua riportiamo alcune note relative all'unica parrocchia di Scano.
Essa, come già riportato, è intitolata a San Pietro Apostolo. Per un breve periodo però (attorno al 1616), il patrono di Scano divenne il Martire Silvano, per via del clima di entusiasmo che susseguì il ritrovamento delle sue reliquie. Un'altra cosa importante da sapere è che la sede della parrocchia fu spostata all'oratorio di San Nicolò per poco più di due anni (1799-1801), in seguito all'incendio che distrusse la chiesa di San Pietro ed alla sua ricostruzione (vedi sopra). La nostra parrocchia è entrata a far parte della Diocesi di Alghero-Bosa al momento dell'unificazione della Chiesa bosana - nostra precedente Diocesi - con Alghero nel 1986 (durante l'episcopato dello scanese Giovanni Pes).
Elenco dei Vicari Perpetui e dei parroci di Scano (dal 1600 ad oggi):
Antonio Pisquedda 1633-1641;
Leonardo Pinna Sanna 1641-1671;
Costantino Deriu 1671 - 1702;
Giovanni Leonardo Pinna Martis 1702 - 1709;
Giovanni Rosas Palmas 1709-1719;
Antonio Giuseppe Trogu 1719-1762;
Salvatore Panzali 1762-1791;
Francesco Luigi Panzali 1791 - 1817;
Pietro Raimondo Sannia 1817-1868;
Antonio Maria Contini 1869-1881;
Angelo Piras 1882 - 1900;
Giovanni Mele 1901-1911;
Ferdinando Panzali 1911-1912;
Francesco Ruggiu 1912 - 1919;
Diego Vassallu 1919 - 1965;
Pietrino Mameli 1965 - 1995;
Franco Oggianu 1995-2010;
Antonello Putzolu 2010-2021;
Cristiano Sanna 2021-2023;
Giuseppe Curcu 2023-2024;
Dal settembre 2024, l'amministratore parrocchiale è Don Alessio Picconi.
Le associazioni religiose presenti in parrocchia:
Azione Cattolica;
Terziarie Francescane;
Caritas;
Coro parrocchiale;
Apostolato della Preghiera;
Gruppo Liturgico;
Oratorio parrocchiale;
Associazione femminile "B. V. Regina di Tutti i Santi";
Associazione "mista" (maschile e femminile) "B. V. Regina di Tutti i Santi";
Associazione "mista" (maschile e femminile) "San Pietro";
"Sòtziu" (associazione maschile) di San Francesco d'Assisi;
"Sòtziu" di San Giuseppe artigiano;
"Sòtziu" di San Giuseppe (Società di Mutuo Soccorso);
"Sòtziu" di Sant'Antioco;
"Sòtziu" di Sant'Antonio di Padova;
"Sòtziu" di Sant'Antonio Abate (de su fogu);
"Sòtziu" di San Sebastiano;
"Sòtziu" di San Giovanni Battista;
"Sòtziu" di San Giovanni Bosco;
"Sòtziu" di San Marco;
"Sòtziu" di Sant'Isidoro;
"Sòtziu" di San Costantino;
"Sòtziu" di Santa Rita.
Associazioni e sodalizi perduti:
Confraternita di San Silvano;
Congregazione delle Raccomandate ("sas Raccumandadas"), molto spesso definita confraternita femminile;
Congregazione del Santissimo (o de "Sa Lumenaria");
Opera di Sant'Antioco;
Opera di Santa Vittoria;
Opera di Santa Barbara;
Opera di San Sebastiano;
Opera di Sant'Anna;
Opera della Vergine di Tutti i Santi;
Opera di San Francesco Saverio;
Opera di Sant'Ignazio;
Opera di Sant'Antonio Abate;
Opera di Santa Lucia;
Opera di San Giorgio;
Opera dei Sette Dolori.
Le "Opere" dedicate ai Santi qui sopra elencate si possono parzialmente ritrovare nelle associazioni miste o maschili ("sos sòtzios"), nelle famiglie di devoti che da secoli, per ringraziamento ad una grazia concessa, si occupano di portare avanti e preservare un culto o nei priorati (confraternali o "degli altari").
Fonti:
"Scano Montiferro - Ambiente - Storia - Tradizioni" a cura delle Scuole Medie di Scano Montiferro - Anno scolastico 1987-1988;
"Iscanu - Storia di una comunità sarda" di Giacomino Zirottu.