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Artigiani del coltello sardo

Breve storia del coltello Sardo

Gia dai tempi dei famosissimi bronzetti nuragici, i sardi erano soliti portare appresso dei coltelli sia come strumento di potere, come nel capotribù, che come utensili.

Il termine logudorese "resorza" deriva dal latino Rasoria, coltello di uso generico che serviva anche da rasoio appunto.

Quando intorno al 1157 in Sardegna si stabilirono i Templari da essi si apprese molto sull'arte di forgiare il ferro, arte che gli stessi avevano perfezionato in Oriente durante le Crociate

L’arma più diffusa in Sardegna nell '800 "Sa Leppa", era una sorta di corta sciabola con lama leggermente ricurva e manico di corno o legno.

Il coltello a serramanico nasce intorno al 1600, dopo la normativa emessa dai governi Spagnoli e Piemontesi, che proibiva l’uso del coltello a lama fissa, "Sa Leppa" appunto, in quanto stava diventando strumento di difesa del popolo, di chi cioè, non essendo nobile, né soldato, non poteva girare armato.

Tra l’800 ed il 900 il coltello a serramanico si diffonde rapidamente tra tutte le categorie sociali, pastori e contadini principalemte, come strumento indispensabile per le esigenze quotidiane.

In alcuni comuni , per la quantità prodotta dalla professionalità degli artigiani si affermano delle tipologie di coltelli che diventano tradizionali: Il coltello Arburese, Lussurgese, Guspinese, Pattadese, Dorgalese e Tempiese.

Fra le tante diverse qualità di coltello sopra citate "Sa resorza iscanesa" si distingue per una peculiarità, ovvero una differenza fondamentale nel manico. Pur essendo simile al pattadese nella forma generica, il manico è ricavato da un pezzo unico di corno anziche da due metà unite da un'anima di ferro.

Nel video qui sotto vediamo al lavoro l'artigiano scanese Tanuccio Leoni. Tanuccio, per hobby,  nel suo piccolo laboratorio crea coltelli di grande pregio.

Il video è stato realizzato da Francesco Serchisu che ringrazio per la sua disponibilità.

 


 


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