Scano di Montiferro - Iscanu - su situ de Iscanu
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Le numerosissime iscrizioni del Nuraghe Nuracale

di Marcello Cabriolu

Nuraghe Nuracale Scanu Montiferru - F.Selis Photo Archive

Il complesso, scavato nel 2003 dal Dott. Alessandro Usai e nel 2006 dal Prof Robert Tykot, sorge a pochissime centinaia di metri dalla valle del Rio Luzzanas-Mannu, quasi sul bordo di una “giara” basaltica. La struttura si compone di un mastio A, di due livelli e circa 11 mt di altezza, circondato da un ampio cortile a forma di mezzaluna, con un settore in direzione E-W ed uno in direzione N-S, delimitato da un bastione quadrilatero sui cui vertici esterni sorgono quattro torri secondarie.

Queste si elevano a SE, NE, NW, SW e sono raccordate da cortine rettilinee, costituite da macigni in opera sub rettangolare disposti a filari, orientate a E, N, W, S. Si accede al bastione, reso in basalto bolloso, dalla cortina E attraverso un ingresso architravato di luce rettangolare, tuttora ancora seminterrato per via dell’attuale interramento del complesso. Si entra cos nel cortile, dove imboccando il settore in direzione E-W osserviamo l’ingresso della torre SE, l’ingresso della torre a SW e, tramite un corridoio che si infila tra mastio e cortina occidentale, l’accesso alla torre NW. La porzione di corridoio che si sviluppa in direzione N-S presenta l’accesso sia al mastio (architravato e sormontato da una finestrella di scarico fortemente rettangolare con propaggini superiori a guisa di figura bovina) che alla torre NE. Anche quest’ultimo ingresso residua architravato e sormontato da una finestrella di scarico.
Del mastio fruibile solo la camera al primo piano che purtroppo risulta scoperchiata, poich la camera al primo livello risulta ancora ingombra di crollo. L’indagine del territorio circostante rivela la presenza di un antemurale turrito e di un esteso villaggio.
Si potuto constatare che il complesso venne edificato in una superficie ben precisa gi intensamente frequentata nell’Et del rame. Un ampio settore di considerevole potenza, in questi mesi fatto oggetto di pulizia e consolidamento da parte dell’Amministrazione Comunale di Scanu Montiferru – uno dei rari esempi amministrativi di attaccamento alla propria terra, alla propria lingua e alla propria storia - lo strato culturale dell’Et del rame mostra l’apice di svariati ambienti circondati da una muraglia ancora in fase di scavo.
L'intervento di pulizia e consolidamento sta avvenendo ora nel fianco orientale del nuraghe complesso mostrando la continuit culturale tra l’insediamento dell’Eneolitico e la fase “nuragica”. Proprio nel pieno del “sacco” della muraglia eneolitica, segno di un edilizia di certo non riconducibile esclusivamente ai nuraghi ma di pi alta antichit, si sviluppa il massimo delle incisioni astiformi. Numerosissimi sono infatti i macigni in basalto e ignimbrite che mostrano chiaramente bande ordinate di incisioni astiformi perfettamente ordinate e visibili. Numerose volte i contesti simili sono stati liquidati come derivanti da un’intensa attivit agricola ma fortunatamente la conduzione stessa dello scavo e il personale ci confermano che l’ambiente era inequivocabilmente sigillato in uno strato archeologico ben preciso dove mai sono state effettuate attivit agricole.
La sensazionale scoperta, di facile accesso, permette di definire il Nuraghe Nuracale come complesso maggiormente istoriato di incisioni astiformi/proto scrittura dell’intera Sardegna. Gi da tempo diversi studiosi avevano segnalato incisioni astiformi nei vicinissimi nuraghi Nurtaddu e Urassala sottolineando come l’agro di Scanu Montiferru fosse un contesto interessantissimo. Quest’ultimo rinvenimento allarga e unisce, a mio parere, delle “isole” archeologiche tra Macomer, Sindia e Abbassanta e in virt delle incisioni, inquadrate in contesti dell’Et del Rame e successivi, si pone allo stesso livello cronologico di numerosi contesti iberici di cui ho discusso/evidenziato la presenza di incisioni.
E’sempre pi ferma la mia convinzione che tali incisioni derivino da un backgruond paleolitico caratterizzante l’Europa occidentale della preistoria. Scoprire e idealizzare ora che moltissime di queste incisioni provengano da quest’area, dove il Nuracale rappresenta un esempio fondamentale per l’innumerevole quantit, in prossimit della quale stata rinvenuta la Veneretta paleolitica di Macomer non fa altro che consolidare le mie gi suffragate elaborazioni.

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