Scano di Montiferro - Iscanu - su situ de Iscanu
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Tombe dei giganti

Le Tombe dei Giganti sono monumenti funerari caratteristici della civiltà nuragica, una civiltà nata in Sardegna intorno al secondo millennio a.C. e prolungatasi fino al II secolo d.C. Da questo popolo ci sono pervenute numerose opere architettoniche tra cui appunto le TOMBE DEI GIGANTI, chiamate così dalla fantasia popolare per via delle loro dimensioni ciclopiche, questi erano invece dei monumenti funerari, una sorta di gigantesca tomba del villaggio, non una tomba reale o principesca come si può pensare e tanto meno dei titani. Erano delle tombe collettive che potevano contenere fino a 200 defunti.

Le tombe dei Giganti presenti a Scano Montiferro sono 5 rispettivamente nelle seguenti localita:

Amenta
Pedriscudu
Sas serras
Su crastu iscrittu
Pedras Doladas


Quest’ultima è la piu accessibile e meglio conservata rispetto alle altre. (vedi galleria fotografica)

Esse si compongono di una lunga camera funeraria ed è coperta da lastre di pietra disposte orizzontalmente. Naturalmente la pietra usata è il basalto, che nel territorio è facile da rinvenire. Spesso di fronte alla facciata della tomba dei giganti è presente un piccolo menhir, chiamato betile. I betili, simboli fallici di fertilità, sono simili a piccoli coni di pietra sui quali talvolta sono scolpite piccole mammelle o due occhi: i betili mammellari simboleggiano l’unione della divinità maschile e quella femminile per riaccendere la vita dei defunti, i betili con occhi rappresentano delle divinità a protezione dei defunti.

Il culto dei morti si basava sulla coppia divina Dea Madre - Dio Toro, la prima era la divinità della vita mentre il secondo era la divinità protettrice dei morti, per questo la forma delle tombe, la facciata semicircolare unita al corridoio, aveva una aspetto taurino.

Inoltre lungo il semicerchio, all’esterno, vi sono alcuni sedili in pietra sui quali gli abitanti dei villaggi dormivano per comunicare con i morti attraverso i sogni: questa esperienza era la pratica dell’incubazione (dal latino incubare che significa giacere sopra).

Queste tombe rappresentavano per cui il punto di contatto dei vivi con gli antenati. I defunti venivano deposti attraverso un rito secondario, per il portello, nella lunga camera sepolcrale ricoperta dal tumulo. Si crede anche che queste tombe non venissero aperte alla morte di ogni componente del villaggio ma bensì bisognava raggiungere un certo numero prima di decidere di incominciare il rituale.
Aristotele tramanda i riti incubatori e propiziatori praticati dai Sardi, che duravano lunghi giorni, al fine di riottenere la salute mentale, avere presagi per le decisioni importanti o per il progresso del clan.


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