Scano di Montiferro - Iscanu - su situ de Iscanu
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SA PATTADA CUNZADA

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SA PATTADA CUNZADA

Anticamente sa Pattada Cunzada era abitata da una masnada di oziosi e vagabondi, che per non capitare in mano della giustizia, s'eran dati alla macchia. Di giorno se ne stavan pacificamente rintanati nelle grotte, e di notte scorrazzavano nei predi dei proprietari di Scano, ed in quei de' varj proprietari della Planargia, per rubarvi del bestiame grosso, assassinando quanti opponevan loro resistenza.

Bestiame che custodivano con cura speciale, e che loro stessi menavano al pascolo nella montagna scanese, come se ne fossero diventati padroni assoluti. Gli abitanti del Montiferro e della Planargia erano oltremodo oppressi da quella infame genia e, non potendo sbarazzarsene, eran costretti chinare il capo, e fare, come suol dirsi, di necessità virtù.

Quando qualcuno di essi veniva derubato d'una giunta di bovi, o di qualche altro capo di bestiame, recavasi a sa Pattada Cunzada, e li s'abboccava con quei facinorosi, e subito ricompensava il bestiame mancatogli, mediante lo sborso d'una sommetta, inferiore sempre al valore di esso. Rubando così a man salva, quei facinorosi menavan vita libera e tranquilla, infischiandosi altamente della giustizia, che in que' miseri tempi doveva esser pochina davvero.

L'undici settembre ricorre a Scano la festa popolare della Madonna di Tutti i Santi. I birbanti di sa Pattada la sera di quel dì costumavan scendere in questo villaggio; dove, cantando, sbevazzando, e con altri illeciti divertimenti, costumavan trattenersi fino a notte inoltrata.

Un anno, in quel solito giorno, scendono essi in paese verso le dieci di sera; e giunti alla piazzetta de' balli s'afferran le mani l'un con l'altro, e si dispongono a ballare il ballo sardo. Mentre ballano ad uno Scanese salta il ticchio di ballare, e si presenta davanti a loro. I briganti però, risoluti di non far comunella con alcuno, e volendo i balli per conto proprio, respingono l'inopportuno con arroganza.

Questo non insiste; ed allontanandosi di là risponde a quella ciurma di scellerati coi seguenti versi: "E duncas ballade 'ois - si sos ballos sunt sos bostros - a di chi at essere sos nostros - amus a ballare nois" (2). I perversi, abituati pur troppo a pensare e ad ordire col loro cervello, non si curaron della risposta dello Scanese; e lasciatolo partire continuarono il divertimento. Quando se ne stancarono s'avviarono alla festa.

Là si mostrarono prepotenti davvero. Si cacciarono nelle varie betole, vi tracannarono quanto vino e liquore vi trovarono; e strappando in pari tempo per amore o per forza quella poca munizione da bocca, che ne' vari posti vedevano in mostra senza punto farsi scrupolo di pagare, misero tutto a soqquadro, spaventando i forestieri ed i paesani.

Dopo che s'avvinazzaron ben bene ciascuno inforcò il suo cavallo e partirono tutti di conserva prendendo per la montagna. Continuò a Scano l'agitazione per la smodata prepotenza da loro usata; ed il vicario parrocchiale d'allora, venuto subito a conoscenza dell'accaduto, sebbene decrepito, giura in cuor suo di vendicare l'offesa fatta a' suoi parrocchiani.

Nella stessa notte si reca perciò alla parrocchia di San Pietro; e lì, postosi in ginocchio, davanti all'altar maggiore, rivolge da solo una viva e fervida preghiera a Domenedio. Intanto i banditi trottavano da circa due ore. Arrivati a Macomer, battono la montagne, e si dirigono verso Bonorva.

Quivi si incontrarono viso a viso con un'altra masnada di furfanti peggio di loro, e tutti restan svaligiati e resi cadaveri. Ecco qual fu la fine degli abitanti di sa Pattada Cunzada: fine che dagli Scanesi è attribuita alle potenze diaboliche invocate dal loro vicario (3).

Note:

(1) È un sito in territorj di Scano. Parlando più propriamente, è una roccia con tante grotte, aventi una sola entrata. Pattada, secondo lo Spano, vien dal fenicio Beth-had, casa di fortuna, domicilio fortunato.

(2) E dunque ballate voi - se i balli sono vostri - quando saranno nostri - allora balleremo noi.

(3) Secondo alcune credenze scanesi in sa Pattada Cunzada apparivano de' diavoli, che recavano continue molestie a' pastori vicini. Dal villaggio di Scano perciò si recò in quel sito una confraternita accompagnata da sacerdoti vestiti in appartato, scongiurarono quel masso di rocce, e vi piantarono una croce".

Dott. Ettore Cabras

(Antoni Flore Motzo)

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 Autore : Tore
 Pubblicato : Mercoledì, 7 Marzo 2018 - 20:59
 Ultima modifica : Mercoledì, 7 Marzo 2018 - 21:04
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